IL SIGNORE DELLE FORMICHE

Alla fine degli anni sessanta si celebra a Roma un processo che fa scalpore. Il drammaturgo e poeta Aldo Braibanti viene processato con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico più giovane. Quest’ultimo, pur essendo maggiorenne, era stato internato a forza in un ospedale psichiatrico dalla sua famiglia, venendo sottoposto ad una serie di elettroshock per guarirlo dagli ideali marxisti frutto, secondo i genitori, di una presunta “diabolica” influenza di Braibanti. Essendo quello di plagio un reato introdotto in era fascista e mai applicato prima, alcuni sospettano che il processo sia motivato in realtà dalla volontà di perseguire le idee politiche di Braibanti e la sua omosessualità, simboli di una rivoluzione sessuale ormai nell’aria, ma l’opinione pubblica si dimostra perlopiù distratta o indifferente. Solo un giornalista si impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.