La verità chiede di essere ascoltata
Ci sono storie che il passare del tempo non rende meno urgenti. Giulio Regeni – Tutto il male del mondo affronta una di queste con rigore e rispetto: Simone Manetti ricostruisce la vicenda del ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto nel 2016 seguendo il processo a Roma e la lunga battaglia della sua famiglia per ottenere giustizia. Il risultato è un documentario che informa, coinvolge e invita a non distogliere lo sguardo.
La scelta più efficace è affidare il racconto ai fatti. Le udienze, le testimonianze e i materiali d’archivio si intrecciano con le parole di Paola Deffendi e Claudio Regeni e con il lavoro dell’avvocata Alessandra Ballerini. Manetti non cerca facili effetti né spinge lo spettatore verso un’emozione precostituita: lascia che siano le prove, le contraddizioni e la tenacia di chi continua a chiedere verità a dare forza al film. Questa sobrietà non lo rende freddo; al contrario, permette al dolore di emergere senza trasformarlo in spettacolo.
Il montaggio tiene insieme i diversi piani con chiarezza e un ritmo saldo, facendo capire quanto sia complessa una vicenda segnata da omissioni e depistaggi. Le immagini d’archivio aggiungono profondità al quadro e aiutano a collocare il caso nel suo contesto politico. Anche l’atmosfera resta misurata: la tensione nasce dall’ascolto e dalla progressiva ricostruzione, non da espedienti drammatici. Il documentario non ha interpreti nel senso tradizionale, ma le voci e la presenza dei genitori sono il suo centro umano. La loro compostezza, insieme alla determinazione di Ballerini, dà al racconto una forza concreta e toccante.
Il film guarda oltre il singolo caso senza perdere di vista Giulio. Interroga il rapporto fra giustizia, responsabilità pubbliche e interessi politici, e ricorda che la ricerca della verità riguarda anche la dignità di chi è stato colpito e di chi continua a cercarla. È un passaggio importante: la vicenda non diventa un semplice dossier, ma una domanda che coinvolge chi guarda e riguarda il valore dei diritti umani.
La scelta di attenersi ai documenti e alle testimonianze può risultare densa, e la materia è dolorosa: non è una visione leggera né pensata per offrire consolazione. Ma proprio la sua serietà è uno dei motivi per cui merita attenzione. Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è un’opera civile accessibile, capace di fare ordine senza semplificare e di commuovere senza forzature. Vederla al cinema significa dedicare tempo e attenzione a una storia che non dovrebbe diventare lontana: un’esperienza impegnativa, ma necessaria e profondamente condivisibile.